|
|
|
 |
La pesca del corallo e delle spugne nelle acque del
Canale di Sicilia
(tratto da Pantelleria, La Perla Nera
del Mediterraneo, di Pino Correnti - ed. MURSIA, 1982)
Uno dei personaggi più noti della non estesa marineria
pantesca è sicuramente il maestro subacqueo Aldo Valenza,
detto "Mukkapinseri", il cui nonno,
naturalmente di Pantelleria, era
uno stregone-guaritore che praticava l'antica arte della divinazione;
da questo particolare si può capire da dove provenga
la straordinaria carica di simpatia di cui è provvisto
il nostro Aldo, che ha 35 anni e che da almeno 16 esercita la
difficile attività del "corallaro, pescatore subacqueo
di coralli. Naturalmente dispone di una sofisticata attrezzatura
con "camera a decompressione", poichè scende,
con le bombole ad aria, fino a 85-90 metri, segnati dall'indispensabile
profondimetro.
A questa quota sottomarina cerca il "corallo in
fiore", negli intricati alberetti lascaiti ancora
intatti dalle secolari razzie dei pescatori di corallo in superficie,
specialmente provenienti da Torre del Greco, che calavano sul
fondo marino, per poi rastrellarlo, un apparecchio chiamato
"a cruci", appunto perchè ottenuto da pesanti
legni incrociati, provvisti di rete a strascico.
Nell'antichità la pesca del corallo in Sicilia veniva
effettuata fra Trapani, Pantelleria e Levanzo, e successivamente
davanti ai banchi di Sciacca, tra il 1875 e il 1880.
Fu in questo periodo che si registrò il maggior affollamento
di equipaggi provenienti da tutte le coste siciliane, da Lipari
e da Torre del Greco.
Ma l'affannata ed indiscriminata pesca, fatta con l'apparecchio
sopra descitto, portò al rapido impoverimento dei banchi
di corallo in Sicilia e, c'è da crederlo, il meglio del
corallo è rimasto per sempre spezzato sul fondo del mare,
appunto per la precarietà del vecchio sistema di pesca.
O ra i maggiori banchi di corallo sono in acque internazionali,
alle Secche di Skerken, a 50 miglia da Tunisi, a 80 da Pantelleria
e a 160 da Levanzo.
Ma torniamo al nostro Aldo Valenza che, appena
ha avvistato sul fondo l'albero del corallo, con i caratteristici
"polipi" sulla corteccia, con un sapiente colpo di
piccozza stacca la parte che gli conviene per riporla nel coppo
di rete. Il raccolto viene mandato in superficie con il bidone
di 15 litri.
Il momento più difficile per il pescatore subacqueo è
quello della risalita, per via della decompressione verso i
9 metri: momento pericolosissimo, specie se si avvicina uno
squalo. Per liberarsi, il subacqueo deve far ricorso alla "lupara"
sottomarina, provvista di cartucce esplodenti.
Il gioco vale la candela? Giudichi il lettore. Il miglior corallo,
oggi può rendere anche introno a un milione di lire al
chilogrammo per i pezzi più belli, ma il ricavo medio
di questa pesca, per la quale - non dimentichiamolo - bisogna
armare una barca con equipaggio autonomo, è di circa
350.000 lire al kg. Quasi tutti i corallari fanno base, per
le vendite, a Trapani.
Ma a Pantelleria acquista il signor Vitelli. Aldo Valenza
bazzica in tutte le isole del Canale e dovunque è accolto
con grande simpatia, insieme con Nitto, altro grande subacqueo
di favignana, quello che durante il periodo della mattanza,
nuotando, guida i tonni nela "camera della morte"
della tonnara.
Ma, quando non pesca, Aldo ritorna sempre nella sua amatissima
Pantelleria, dove possiede il peschereccio Impero che può
trasportare fino a 20 persone.
Egli conosce alla perfezione tutti i fondali dove si possono
pescare le bellissime e gustose "ostriche cornute"
di Pantelleria; quando ne pesca è una vera festa poter
partecipare alle sontuose cene che organizza a bordo della sua
accogliente barca.
Cene che, oltre alle ostriche, celebrano la strordinaria squisitezza
delle aragoste pantesche, arrostite alla griglia e condite con
la stuzzicante salsetta di capperi freschi insegnata ad Aldo
dal nonno stregone.
Quando non è troppo distratto dalla sua vocazione d'anfitrione
marino, il nostro amico si dedica anche alla pesca delle spugne,
esercitata da tempo immemorabile nelle acque del Canale...
|
|
|
 |
 |
 |
 |
Vedere Aldo alla pesca nelle acque
limpide di Pantelleria, è tornare ai miti pagani di Nettuno
e del suo tridente.
L'ho visto sparire in un ribollire d'ondate sulla Balata
dei Turchi, dove la tradizione popolare ricorda il
massacro di un continente barbaresco sorpreso dalla popolazione
nella delicata fase di sbarco: un luogo orrido, dove l'onda
immensa spinta dallo scirocco si solleva in alte colonne di
schiuma che sembrano scalare il cielo.
E' dalle stesse fontane che salgono alle stelle "Mukkapensieri"
emerge dopo ore, solitario nella pesca come nello stupore di
chi, da terra, ogni volta lo ritrova carico di gigantesche aragoste
e panieri di ostriche.
Ogni volta la sua pesca è come un canto: e in porto,
il suo peschereccio è lo strumento perchè il suo
canto si trasferisca ancor più al largo, fino alle secche
del Canale di Sicilia, dove Aldo racconta di boschi di corallo
più maestosi di cattedrali. |
|
|